Relazione sulla Gestione
QUADRO MACROECONOMICO
DI RIFERIMENTO
PER L’ANNO 2012
E OUTLOOK PER L’ANNO 2013



In area Euro, il 2012 ha continuato ad avere come protagonista il tema del rischio sovrano come nel 2011. La crisi dell’area iniziata a metà 2010 a partire dalla Grecia per poi contagiare successivamente altri paesi, ha registrato una nuova fase di intensificazione, con la Grecia al centro dell’attenzione ancora una volta.

Il 2012 si era aperto all’insegna di un marcato restringimento degli spread a seguito delle due operazioni LTRO(*1) condotte dalla BCE(*2). Nel corso del secondo trimestre l’impatto positivo è però in buona parte svanito, nel momento in cui l’attenzione dei mercati è ritornata nuovamente sulla Grecia a causa della nuova tornata elettorale in giugno. La fase maggiormente acuta della crisi è rientrata a partire da fine luglio, quando il Governatore della BCE Draghi ha fatto cenno all’imminente annuncio di nuove misure da parte della BCE, dettagliate poi tra agosto e settembre. Tali misure si sono concretizzate nel nuovo piano BCE collegato all’azione dei due meccanismi salva stati EFSF(*3) ed ESM(*4) e subordinato alla preventiva sottoscrizione di un memorandum di intesa da parte di ogni stato membro.

Il 2012 è stato caratterizzato da un PIL(*5) dell’area Euro in riduzione del 0,4% rispetto all’anno precedente, con una marcata dicotomia tra la crescita di Germania e Francia (rispettivamente +0,9% e +0,2% rispetto al 2011) e la pesante recessione di Italia e Spagna (rispettivamente -2,1% e -1,4% rispetto all’anno precedente). L’indice dei prezzi al consumo si è attestato in aumento nell’area del 2,3% rispetto al 2011. Le più recenti stime del FMI(*6) prevedono un PIL 2013 nell’area Euro in calo dello 0,2% con la fase di rallentamento attesa in estensione anche ai paesi core, in particolare alla Germania almeno per il primo semestre del 2013. L’inflazione si stima in aumento del 1,6%.

Negli Stati Uniti, il 2012 si è chiuso con una crescita del PIL pari al 2,3% a fronte di un incremento dei prezzi al consumo pari al 2,0% rispetto al 2011. Il 2012 è stato caratterizzato da segnali di recupero nel comparto immobiliare e dell’occupazione, non ritenuti però ancora soddisfacenti dalla FED(*7) in termini di velocità di ripresa.
Per il 2013 le attese sono di una crescita del PIL pari al 2,0% con un indice dei prezzi al consumo in aumento del 1,8%.

L’economia giapponese ha fatto registrare una crescita nel corso del 2012 del 2,0%. La politica di deprezzamento dello Yen iniziata dalla BoJ(*8) a fine 2012 con l’appoggio del governo Abe ha portato ad una sensibile svalutazione della moneta giapponese verso le maggiori divise mondiali al fine di aumentare per il 2013 la competitività del paese sullo scenario economico internazionale.

In Cina, nell’anno 2012 il PIL è cresciuto del 7,8%; nel 2013 è atteso un ulteriore aumento della crescita dell’economia con attese di un PIL al 8,2%.

Con riferimento ai Paesi emergenti, il 2012 ha evidenziato una crescita complessiva del PIL nella misura del 5,1%. Le ultime stime del FMI indicano un’aspettativa di crescita per l’anno 2013 nell’intorno del 5,5%.

Sul lato Commodity, il 2012 è stato caratterizzato da un tendenziale rialzo ad inizio anno, seguito da una correzione marcata nel secondo trimestre sulla scia della crisi in area Euro. Grazie alle misure implementate dalle banche centrali durante l’estate, si è assistito ad un recupero delle quotazioni fino al terzo trimestre seguito da un calo nel quarto trimestre.

Il 2013 potrebbe essere un anno a due facce: la prima metà positiva grazie alla ripresa economica cinese ed alla liquidità delle banche centrali, seguita da una fase di cali generalizzati a causa del maggior focus sull’ andamento dell’economia statunitense.

Sul fronte valutario il 2012 è stato un anno caratterizzato da un andamento diametralmente opposto rispetto all’anno precedente. Il 2011 aveva visto, infatti, una prima parte dell’anno all’insegna del risk-on con conseguente debolezza del Dollaro statunitense, ed una seconda caratterizzata dal ritorno delle tensioni in area Euro, su Spagna e Italia in particolare, ed il forte deprezzamento, non solo della valuta unica, ma anche delle valute emergenti e delle commodity currency. Nel 2012, invece, la fase di risk-off ha interessato principalmente la prima parte dell’anno, con un andamento opposto nel secondo semestre.

Nella prima parte del 2012, infatti, dopo un’iniziale fase di maggiore propensione al rischio in scia alla decisione BCE di lanciare le due aste di LTRO a tre anni, il focus è tornato sulla crisi in area Euro. Il timore che un’eventuale fuoriuscita della Grecia potesse scatenare un effetto domino anche sugli altri paesi periferici, ha spinto gli operatori a ridurre notevolmente le posizioni sugli asset rischiosi, soprattutto quelli europei. Il tutto si è tradotto in un deciso deprezzamento della valuta unica e delle valute emergenti, quest’ultime sfavorite nel frattempo dalle politiche espansive messe in atto dalle banche centrali.

Nella seconda parte del 2012 invece, la crisi in area Euro ha subito una svolta con le parole di Draghi pronunciate a fine luglio. La determinatezza mostrata dall’istituto, pronto a fare tutto quanto necessario per preservare l’Euro, ha avuto un notevole impatto sui mercati. Oltre alla valuta unica, il movimento di recupero ha interessato principalmente le commodity currency con l’eccezione di Rand sudafricano e Real brasiliano.

Nel corso del 2012 il mercato mondiale delle cappe da cucina ha fatto registrare un calo globale del 5,0% rispetto al 2011(*9), mostrando tuttavia un evidente rallentamento della contrazione nella seconda parte dell’anno.

Il mercato europeo ha registrato un lieve calo (-1,8%) rispetto all'anno precedente, mostrando però un andamento a due velocità che da tempo ne contraddistingue la dinamica: una decisa diminuzione della domanda in Europa Occidentale (-5,3%) compensata, solo in parte, da una crescita dei mercati dell'Europa Orientale (+2,1%).

I mercati dell’Europa Sud Occidentale (Italia, Spagna e Portogallo) hanno registrato cali intorno al 15%, mentre la Francia è passata da una situazione di stabilità nel 2011, ad una contrazione di circa il 3% nel 2012. Il Regno Unito, pur mantenendo sull’anno un andamento negativo della domanda (-1,5%), nell’ultimo semestre ne arresta la caduta registrando una moderata crescita, mentre la Germania è caratterizzata da una tendenza stabile per tutto il 2012. La buona performance complessiva della domanda in Europa Orientale è stata trainata dal mercato russo (+10%), in uno scenario di cali generalizzati in quasi tutti gli altri paesi dell’area, eccetto la Turchia. Nel Nord America (Stati Uniti e Canada) si è registrato un timido ritorno alla crescita del comparto cappe aspiranti da cucina (+0,5%) che segna una marcata inversione di tendenza già a partire dall’avvio del 2012, mentre i mercati del Centro e Sud America mostrano una frenata dell’andamento pur positivo della domanda, che registra un incremento del 2,2%.

Il 2012 è stato il secondo anno consecutivo di rallentamento della domanda in Cina, il principale mercato a livello globale per le cappe da cucina, che si è ridotta di circa il 10% rispetto al 2011. Tuttavia il recente vivacizzarsi del mercato immobiliare cinese lascia presagire per il 2013 un arresto della contrazione della domanda. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili il Gruppo Elica stima che nel 2013 in Europa si registrerà un trend della domanda compreso tra una contrazione di circa il 2% e uno scenario di sostanziale stabilità; nelle Americhe si stima che il mercato possa espandersi tra il 2% e 3 % rispetto al 2012 e in Asia è atteso un aumento della domanda che dovrebbe attestarsi tra il 3% e il 5% rispetto al 2012.






(*1) Long Term Refinancing Operation
(*2) Banca Centrale Europea
(*3) European Financial Stability Facility
(*4) European Stability Mechanism
(*5) Prodotto Interno Lordo
(*6) Fondo Monetario Internazionale
(*7) Federal Reserve System
(*8) Bank of Japan
(*9) Dati a volume stimati dal Gruppo Elica